22/02 2021

L’ARTE DI SAPER DIRE NO E…COME SMETTERE DI LAVORARE FUORI ORARIO QUANDO SEI A PRANZO CON GLI AMICI E VORRESTI RILASSARTI

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“E poi se la gente sa
E la gente lo sa che sai suonare
Suonare ti tocca
Per tutta la vita
E ti piace lasciarti ascoltare”

(Fabrizio De André – Jones il Suonatore)

Hai presente quando arriva il momento di dire “basta”?
Ecco, quel momento è adesso.
Qui e ora.
Nonostante fosse sabato, ho lavorato fino alle otto e mezza di sera.
Mi sono trascinata a casa – appena in tempo per dare un bacio ai miei amori – e sono crollata sul letto, vestita.
Non mi sono nemmeno struccata. E chi mi conosce bene… sa che per me è un sacrilegio.
Di norma, non mi addormento subito.
I mille pensieri che mi accompagnano, fanno eco tra le pareti della mia testa tenendomi sveglia per un po’.
In fondo, l’adrenalina non è amica del sonno ristoratore.
E invece, stavolta, mi sono addormentata nello spazio di caduta della testa sul cuscino.
Così, la mattina dopo, ero in piedi in modo naturale alle… 09:00.
Impossibile!
Normalmente, mi alzo alle 05:30 e – anche in vacanza – difficilmente supero le 07:00.
In realtà… non c’è nulla di straordinario in tutto questo. Capita a tutti, ogni tanto, di crollare, tuttavia……ho percepito la cosa come il campanello d’allarme che scatta quando tiri troppo la corda.
Nel mese precedente, tra consulenze e amministrazione ho lavorato quasi 14 ore al giorno, sabato compreso.
Il fatto è che sono da sola con 2 dipendenti, e siamo noi a dover portare a termine tutto quello che c’è da fare.
Ma ora, basta parlare di lavoro.
E’ domenica, ed è una splendida giornata di sole.
Il Coronavirus arriverà tra quasi 10 anni.
Perché non andare a fare un bel pranzetto fuori porta?
A questo punto, invito due coppie di amici che accettano nonostante lo scarso preavviso.
Ho proprio bisogno di staccare la spina, anche se per un solo giorno.
La lunga dormita mi ha rigenerato, e i “cattivi pensieri” lavorativi hanno deciso di risparmiarmi recandosi in vacanza a loro volta.
D’improvviso, un buon umore fin troppo sproporzionato pervade ogni angolo del mio corpo.
Parlo di un entusiasmo simile a quello di una bambina che si appresta ad andare in gita scolastica.
Mi chiedo se sono in preda a un principio di sbalzi d’umore, quando affondo i denti in un cornetto alla marmellata.
E qui, dimentico tutto.
Trascorro una bella mattinata di sole con i miei figli, e poi ci avviamo verso il mio ristorante preferito.
Oggi ho fame. Forse perché nei giorni passati non riuscivo nemmeno a pranzare a cavallo tra impegni e imprevisti.
Non appena parcheggiato, i nostri amici ci vengono incontro.
Per essere ottobre fa piuttosto caldo. Il sole è accecante ma confortevole come una carezza. Si tratta di una di quelle giornate in cui ti scopri a inspirare a occhi chiusi per espirare con un sorriso.
Dopo gli abbracci di rito, ci spostiamo all’interno. Già pregusto un fantastico antipasto a base di roastbeef.
Ci sediamo a tavola e aumenta la mia voglia di evadere.
Inizio a parlare ad alta voce di argomenti leggeri e ho tanta voglia di ridere.Ordino il roastbeef con ortaggi di stagione e la calamarata d’autunno con Orus, funghi e polvere di lampone.
Dopo una piacevole attesa, un cameriere a sua volta di buon umore ci serve gli antipasti.
Buon cibo, ottima compagnia e tante risate… a volte tendo a dimenticare il valore delle piccole cose.
Con il sorriso nel cuore, faccio per indirizzare la forchetta verso il piatto quando la mia amica Giulia mi dice: “scusa, Fabi… prima di iniziare a mangiare, posso chiederti un consiglio sulla mia azienda per…”
Lo so. Probabilmente, tra poco penserai che stia esagerando.
E forse avresti anche ragione a pensarlo, ma non m’importa.
Posso dire, però, che quella semplice e innocente domanda mi ha provocato una scarica elettrica lungo la spina dorsale.
Lo stomaco si è chiuso all’istante.
È come se fossi tornata al lavoro. Il lavoro da cui volevo scappare, anche se per qualche ora.
Se anche tu come me sei un commercialista, un imprenditore o un professionista……probabilmente ti è capitato di dover “erogare consulenze” anche quando non è il luogo, né il momento.
Le persone sono sempre pronte a chiederti un consiglio lavorativo, anche quando si esce per svago, in amicizia.
Sei a cena e dispensi consigli.
Fai una passeggiata e dispensi consigli.
Vai alle terme e dispensi consigli.
Per i tuoi amici si tratta di chiedere un parere innocente, in buona fede.
Il fatto è che… per il professionista, è ancora lavoro!
Così non se ne esce mai. Non esiste un momento di stacco.
Ora…
Che cosa pensi abbia risposto alla mia amica?
Ti sembra questo il momento di parlarmi di questo? Non lo vedi che sono distrutta e che voglio soltanto rilassarmi qualche ora? Ma che io quando vado a pranzo con il mio amico gastroenterologo mi metto a parlare di polipi all’intestino mentre sta addentando i polipi ripieni?”
Naturalmente, non ho detto nulla di tutto ciò.
Anzi…
Ho dispensato consigli come se fossi in ufficio, il tutto con la massima attenzione e dovizia di particolari.
Pensi che abbia fatto questo perché sono una persona gentile?

Purtroppo, ti confesso che non è solo questo il motivo.

In realtà ho risposto in modo approfondito perché, anche se ho bisogno di staccare, amo da morire il mio lavoro.

Mi piace aiutare le persone a risolvere i loro problemi indicandogli la strada migliore da seguire.

Capisci quale meccanismo “perverso” si è impossessato di me?

Prima ho bisogno di staccare da qualcosa che amo. Subito dopo, per il grande amore per la mia professione, continuo a lavorare anche quando non devo.
Sembra un paradosso, ma in realtà, non lo è.

E l’ho capito diversi anni dopo.

La canzone “Jones il Suonatore” di De André descrive appieno il mio stato d’animo quando sono “costretta” a lavorare in un momento che vorrei dedicare allo svago. 

E poi se la gente sa
E la gente lo sa che sai suonare
Suonare ti tocca
Per tutta la vita
E ti piace lasciarti ascoltare


Sono passati 10 anni da quel pranzo domenicale come tanti.

Allora gestivo il mio studio da commercialista con una dipendente full-time e un tirocinante part-time.

È stato davvero un periodo difficile.

Oggi sono a capo di 3 studi associati con 25 dipendenti.

Ed è proprio questa “trasformazione” graduale che mi ha permesso di unire i puntini e comprendere a fondo il meccanismo psicologico che mi costringeva a lavorare 14 ore al giorno, per poi cercare disperatamente di staccare la spina, e trovarmi comunque a “lavorare” anche nel momento da dedicare allo svago – senza trovare la forza di dire no – non tanto ai miei amici, quanto a me stessa. 

… Un’apocalittica giornata tipo…

Se anche tu stai vivendo regolarmente la situazione che ho appena descritto, sappi che ti capisco, anzi……chi meglio di me può capirti?

In fondo, ho vissuto per anni la grande difficoltà di non riuscire a rinchiudere il lavoro in ufficio senza portarlo con me anche nel momento dello svago.

Il fatto è che certi atteggiamenti non maturano per caso……e spesso sono frutto di situazioni alienanti che andiamo a cucirci addosso, sebbene involontariamente.

Vorrei condividere con te la mia giornata tipo che mi ha portato – diversi anni fa – ad avvicinarmi alla dipendenza dal lavoro compulsivo.

All’epoca, il mio nemico numero 1 era ilcontrollo.

E quindi… sveglia alle 05:30, colazione se ci scappa, improntare la casa, accompagnare i figli all’asilo e correre in ufficio……buongiorno!

Alle 08:00 in punto iniziavo subito la mia giornata lavorativa con… l’aggiornamento.

Sentivo l’urgenza di apprendere subito tutte le nuove normative che potevano cambiare anche da un giorno all’altro.

Vedi… gran parte del lavoro lo dedicavo alla gestione della burocrazia e al controllo delle scadenze.

E per gestire la burocrazia, rischiavo di perdere di vista le esigenze dei miei clienti.

Purtroppo, anche un piccolo errore poteva condurre me e i miei assistiti alle inevitabili sanzioni……e questo mi portava a focalizzarmi sul non sbagliare, anziché concentrarmi sul cliente.

Lavorando con pochi collaboratori, mi trovavo a combattere dalla mattina alla sera per mantenere il controllo di scadenze e normative……ma nel frattempo……squillava il telefono 100 volte al giorno, e mi ritrovavo a erogare consulenze gratuite traducendo il “burocratese” in un linguaggio comprensibile ai miei assistiti.

E tra controllo maniacale e interruzioni costanti… vogliamo parlare degli appuntamenti di persona che scandivano le mie giornate?

Probabilmente, lo sai meglio di me… il lavoro del consulente, del professionista o dell’imprenditore è sempre in bilico tra concentrazione e interruzione.

A volte, la mancanza di controllo rischiava di farmi saltare i nervi.

Per fortuna che la mia soglia di concentrazione è piuttosto alta.

Così, le otto di sera arrivavano presto e mi sorprendevo ancora in ufficio a controllare quell’ultima scadenza con cui combattevo da ore……semplicemente perché nel frattempo sono stata interrotta decine di volte.

Solo con un atteggiamento compulsivo nei confronti del mio lavoro riuscivo a rimanere sul pezzo 12/14 ore al giorno mantenendo il controllo di tutto.

Il fatto è che per prosperare in un clima di caccia all’errore – tra mille interruzioni – dovevo rinunciare alla mia vita privata, “raschiando il fondo del barile” per trovare l’energia che mi permettesse di andare avanti.

Tutto questo mi faceva sentire svuotata.

Vivevo una situazione di costante agitazione perché non avevo mai la certezza di stare facendo tutto nel modo corretto.

In Italia, le leggi cambiano continuamente. Anche i cavilli infinitesimali mutano in continuazione.

Non è colpa del commercialista se la burocrazia è così complessa……e lavorare “all’inseguimento” mi faceva perdere di vista l’aspetto umano con il cliente.

Una volta qualcuno, non ricordo chi, mi ha detto: “ti rendi conto che la tua vita privata è sempre e solo legata al lavoro?

Touché.

Quando non sai delegare, la tua vita diventa il tuo lavoro.
E il tuo lavoro diventa la tua vita.

Essendo una persona molto empatica, mi capita spesso di entrare in sintonia con i miei clienti, tanto che a volte nasce un bel rapporto di amicizia.

Naturalmente, non c’è nulla di male. Anzi… è una cosa bellissima.

Il rovescio della medaglia è che allora ero talmente imbrigliata nella mia vita lavorativa che anche quando andavo a cena fuori, lo facevo con i miei clienti.

Alla fine, non avevo più amicizie al di fuori del lavoro.

Non che potessi lamentarmi di chi frequentassi……sono tutte persone stupende.

Il fatto è che all’epoca, finivo sempre e solo a parlare di lavoro. Anche quando avevo bisogno soltanto di staccare assolutamente la spina.

E come ti dicevo, il meccanismo “perverso” era che pur amando il mio lavoro arrivavo al tempo stesso a odiarlo. 

…Oggi è sempre domenica…

Tanti anni fa, ho capito che non potevo continuare così.

Ne stava risentendo anche la famiglia, ma questa è un’altra storia che ti racconterò altrove.

Allora ho capito che per “salvarmi la vita” dovevo investire in parallelo nel marketing per acquisire nuovi clienti e nelle risorse umane per gestirli nel migliore dei modi.

Come amo ripetere spesso: “non siamo tuttologi”. Ognuno deve fare per bene il suo lavoro. E basta.

Ed è per questo motivo che negli anni ho incrementato i collaboratori in parallelo all’aumentare dei clienti……gestendo gli studi associati come aziende a tutti gli effetti.

Perché è solo da quando ho imparato a delegare la parte amministrativa ai miei dipendenti che sono diventata quella che sono.

Devo ringraziare i collaboratori per riuscire a seguire i clienti con la mente libera e aiutarli a raggiungere i loro obiettivi……e perché no, dedicarmi alla scrittura dei miei libri, all’insegnamento all’Università, alle conferenze dal vivo, alla formazione, all’acquisizione di nuovi clienti, e a tutto ciò che mi permette di prosperare affrontando il lavoro con una logica imprenditoriale.

Questo mi piacerebbe trasmettere ai colleghi più giovani che stanno intraprendendo proprio ora questo percorso meraviglioso.

Adesso vorrei parlarti di un piacevole (e recente) effetto collaterale.

Distaccarmi dalla burocrazia mi ha permesso di dedicarmi a un progetto cui tengo tantissimo.

Come probabilmente sai già, in data da destinarsi causa Covid, ci saranno le elezioni del Presidente del Consiglio dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Macerata e Camerino per il quadriennio 2021-2024.
La Lista N.2, “IMPEGNO, CONDIVISIONE E INNOVAZIONE” ha deciso di candidare me alla presidenza dell’albo……ed io sono stata ben felice di accettare.

Questo perché oggi sono libera di cogliere le occasioni speciali che possono fare la differenza nella mia vita professionale e in quella di chi mi circonda.

Tra gli obiettivi centrali del nostro programma elettorale c’è quello di collocare il commercialista in primo pianovalorizzando il peso della nostra professione.

Negli ultimi anni, stiamo vivendo una sorta di “mutazione genetica”.

Stiamo assistendo a incessanti modifiche normativetalvolta in contrasto tra loro.

E’ anche per questo motivo che ci siamo prefissati il compito di inviare al Legislatore e alla struttura burocratica dei Ministeri……un invito a prestare maggiore attenzione alla produzione normativa.

Nuove sfide ci attendono nei prossimi anni, e per questo, occorre promuovere la figura del Commercialista puntando sulle caratteristiche che ci contraddistinguono, quali la qualità e la legalità dei nostri servizi.

Come ti dicevo… imparare a delegare la parte amministrativa a collaboratori competenti ci permette di dedicarci ai nostri clienti con la mente libera……senza restare intrappolati nel “meccanismo perverso” che ci fa amare e poi odiare il nostro lavoro al tempo stesso.

Forse è ora di smettere di aspettare domenica per tornare a respirare……con la paura che un amico ci chieda un consiglio risucchiandoci all’istante nella nostra spirale di stress.

Per ottenere questo risultato potremmo iniziare a pensare come imprenditori, organizzando l’asset del nostro studio come una vera e propria azienda.

Al tempo stesso, un intervento sulla burocrazia ci aiuterebbe a non dover investire tempo, risorse e denaro solo per… non sbagliare……ma di impiegare i nostri sforzi per acquisire e gestire al meglio un maggior numero di clienti.

Bene.

Siamo arrivati al termine di questo lunghissimo articolo.

Se ti fa piacere restare in contatto con me, seguimi pure sul mio blog o dai un’occhiata al mio diario giornaliero.

Tra l’altro, è appena uscito il mio libro “Tagliando D’Impresa”. Se ti fa piacere leggerlo, lo trovi qui.

Sui miei canali ho il piacere di parlarti della mia esperienza di commercialista imprenditrice.

Mi piacerebbe condividere con te come ho raggiunto i miei traguardi e come puoi farlo anche tu applicando le opportune strategie di marketing.

Ti aspetto qui nei commenti per un piacevole confronto.


Bciao!
Fabiola.