Calcolo pensione: ecco come si fa

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Calcolo pensione, ecco come si fa
Come calcolare la pensione netta

Tra le domande che un libero professionista, un imprenditore, un lavoratore autonomo oppure un dipendente si pone durante il suo percorso di vita, c’è immancabilmente quella sul calcolo della pensione.

Quando andare in pensione e quale possa essere l’importo mensile a cui si ha diritto, sono tra gli interrogativi più comuni.

Certamente, in ragione dei tanti cambiamenti che sono stati apportati al sistema previdenziale negli ultimi anni, il calcolo della pensione risulta meno semplice e soprattutto occorre fare i conti con normative che richiedono competenze specifiche.

Proviamo, dunque a fare il punto della situazione analizzando le informazioni necessarie per scoprire quando è arrivato il proprio momento utile per fare domanda e valutare in maniera appropriata il proprio futuro sotto questo punto di vista.

Pensione anticipata o… quando è possibile andare in pensione

La prima questione a cui solitamente si è interessati riguarda il momento in cui si può accedere al sistema previdenziale e quindi la maturazione dei requisiti previsti dalle norme.

In parole povere, qual’è l’età pensionabile?

Partiamo dalla considerazione che per la pensione di vecchiaia la legge prevede un’età minima di 67 anni dal 2019 mentre per quella di vecchiaia contributiva ce ne vogliono almeno 71 compiuti.

Ci sono però tante situazioni e categorie che prevedono vincoli differenti.

Il discorso diventa più complesso quando occorre effettuare il calcolo della pensione rispetto ai contributi versati durante gli anni di lavoro.

Chi avrà almeno una volta visionato la propria posizione contributiva sul sito dell’Inps avrà fatto caso che il calcolo dei contributi viene proposto non rispetto agli anni ma alla settimana di lavoro.

Occorre quindi effettuare una sorta di trasformazione che richiede un cambiamento di unità di misura per cui 1 anno solare diventa 52 settimane, 1 mese è pari a 4,333 settimane e 1 giornata a 0,19259 settimane.

Da sottolineare che il calcolo viene anche contestualizzato ossia i coefficienti cambiano in ragione dell’attività lavorativa svolta.

Ad esempio, la pensione anticipata per lavoratori agricoli viene conteggiata soltanto con 156 giornate per ogni anno solare, per cui c’è una differenziazione nel calcolo.

I coefficienti risultano differenti anche per alcune gestioni alternative a quella Inps ordinaria come Enpals oppure la gestione dei dipendenti pubblici.

Insomma, è un’attività complessa per la quale è indicato il supporto di un professionista del settore come il commercialista.

Pensioni Quota 100 e il calcolo delle quote e dell’aspettativa di vita

Per effettuare il calcolo della pensione e scoprire quando si può uscire dal mondo del lavoro e con che importo mensile, è necessario valutare le quote e l’aspettativa di vita.

Le quote sono indispensabili perché per alcune situazioni viene richiesto il raggiungimento di determinate condizioni come nel caso della pensione quota 100.

In pratica, si intende per quota la somma aritmetica dell’età anagrafica e degli anni contributivi accertati dall’Inps.

Continuando con l’esempio della pensione anticipata quota 100, si potrebbe dire addio alle faticose giornate di lavoro con età anagrafica pari a 62 anni e 38 anni di contributi.

Non sempre le quote sono numeri interi per cui occorrerà riportare anche la parte decimale.

Ad esempio, se un lavoratore ha 64 anni e 6 mesi, allora nel calcolo delle quote occorrerà riportare 64,5 anni.

Inoltre l’aspettativa di vita dal 2021 è diventato un elemento importante per definire le soglie di accesso al sistema previdenziale.

La valutazione viene effettuata ogni biennio per cui se ci dovesse essere un determinato aumento, di conseguenza ci sarà anche un incremento dei requisiti per la pensione e viceversa.

Come calcolare la pensione netta

Per effettuare il calcolo della pensione che si andrà a percepire mensilmente bisogna innanzitutto occuparsi del montante contributivo.

Si tratta dell’importo complessivo di tutti i contributi che sono stati versati da un cittadino per le varie attività lavorative svolte nel corso della propria vita.

I contributi vengono rivalutati sino al momento della liquidazione della pensione considerando alcuni parametri.

Il montante è dunque un valore indispensabile per calcolare la pensione.

Per effettuarlo è necessario tenere in considerazione la base imponibile annua che è pari alla retribuzione annua per gli iscritti alle gestioni pensionistiche dei lavori dipendenti mentre si fa riferimento al reddito annuo per lavoratori autonomi e liberi professionisti.

Inoltre bisogna anche conoscere il totale dei contributi versati in ogni anno di riferimento calcolato moltiplicando la base imponibile appena indicata per l’aliquota di computo.

L’aliquota è differente in base alla categoria del lavoratore: 33% per i periodi da lavoratore dipendente, 24% da lavoratore autonomo e dal 24% al 33% per quanti sono iscritti alla gestione separata Inps.

Volendo semplificare e riassumere il tutto, è necessario sottolineare come il montante sia la somma aritmetica dei contributi di ciascun anno rivalutati al 31 dicembre con la sola eccezione dell’ultimo anno di contribuzione che non va rivalutato.

Calcolo pensione INPS: come si passa dal montante contributivo alla pensione?

Dopo aver valutato il proprio montante contributivo, magari facendosi aiutare da un commercialista, è possibile quindi cimentarsi nel calcolo della pensione.

Il primo passaggio è effettuare una semplice moltiplicazione del montante contributivo per il cosiddetto coefficiente di trasformazione che è legato all’età anagrafica in cui un cittadino decide di abbandonare il mondo del lavoro.

Il risultato ottenuto va poi diviso per 13 mensilità.

In questo modo si ottiene quello che in gergo viene chiamato importo della pensione lorda mensile.

Per dare un’idea dell’importo che si può ottenere, facciamo l’esempio di un lavoratore nato nel 1958 e con alle spalle 40 anni e 4 mesi di contributi versati come impiegato di un’azienda privata.

Inserendo un reddito annuo netto pari a 26 mila euro, avrà diritto a un importo annuo intorno ai 17.650 euro.

Purtroppo, il calcolo non è così semplice soprattutto nelle situazioni in cui va fatto in parte con il sistema contributivo e in parte con quello retributivo (per le settimane di lavoro effettuate al 31 dicembre 1995).

In particolare, l’attuale normativa prevede che per i lavoratori che alla suddetta data avevano già maturato più di 18 anni si applica il retributivo (il calcolo va fatto sugli ultimi stipendi ricevuti).

Invece per chi ha maturato meno di 18 anni si procede con il calcolo misto: retributivo fino al 31 dicembre 1995 e in seguito contributivo.

Ovviamente per chi ha iniziato la propria carriera lavorativa dopo il 31 dicembre 1995, il calcolo va effettuato esclusivamente con il sistema contributivo di cui abbiamo appena parlato.

I requisiti per l’accesso alla pensione

I requisiti per accedere al sistema pensionistico sono differenti in funzione della tipologia di lavoratore e del proprio storico.

Attualmente i lavoratori che optano per la gestione separata e che hanno un sistema interamente contributivo possono accedere alla pensione con 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi.

In questo caso viene calcolato un assegno mensile minimo pari a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale in caso di pensione anticipata. Invece per la pensione di vecchiaia è necessario soprattutto soddisfare il vincolo anagrafico per accedere ad una prestazione che comunque non potrà mai essere superiore a 1,5 volte l’assegno sociale ossia 687 euro.

Nel 2022 la soglia per la pensione di vecchiaia è di 67 anni che dal 2023 diventa 67 anni e 3 mesi e verrà mantenuta per un biennio.

In pratica il sistema prevede che il calcolo venga effettuato rispetto all’aspettativa di vita, che se dovesse continuare a crescere comporterebbe un aumento di 3 mesi ogni 2 anni.

Invece, si parla di pensione di vecchiaia contributiva quando oltre ad aver maturato la quota anagrafica è necessario aver versato almeno 5 anni di contributi.

C’è anche l’opzione di vecchiaia anticipata a cui si accede a 61 anni di età per i maschi e 56 anni per le donne e in aggiunta di 20 anni contributivi che diventano 15 per i beneficiari della Deroga Amato.

Invece la pensione anticipata introdotta dal 2012 dalla Legge Fornero prevede dei vincoli per quanto riguarda il numero di anni contributivi.

Per le donne sono necessari 41 anni e 10 mesi di contributi mentre per gli uomini 42 anni e 10 mesi.

Ci sono poi tante casistiche particolari che riguardano il settore di riferimento e la possibilità di anticipare o meno dell’accesso alla pensione.

Ad esempio, per chi non possiede contributi prima del 1996 oppure perché ha deciso di optare per la gestione separata INPS, è possibile fruire di requisiti differenti per la pensione anticipata ossia pari a 64 anni di età compiuti e 20 anni di contributi.

In questo caso la pensione sarà superiore all’assegno sociale di almeno 2,8 volte.

C’è da dire che per questo segmento si può anche scegliere la pensione anticipata ordinaria che come abbiamo visto per i maschi richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per le donne 41 anni e 10 mesi.

Per i lavoratori precoci è possibile ottenere invece la pensione anticipata con 41 anni di contributi a patto che prima del compimento del diciannovesimo anno di età si abbiano già versati almeno 12 mesi di contributi e si faccia parte della categoria degli addetti ai lavori usuranti e notturni.

Che cos’è l’Ape e quando si calcola

Il Governo Renzi ha introdotto la cosiddetta Ape ossia l’anticipo pensionistico.

Si tratta di uno strumento che permette di lasciare il mondo del lavoro a 63 anni di età e con almeno 20 anni di contributi fruendo di fatto di un prestito bancario.

Il cittadino che prevede questa opportunità andrà ad ottenere un assegno mensile che fino all’età del compimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia, verrà pagato grazie ad un finanziamento bancario che dovrà essere restituito tramite decurtazione sulla pensione.

In questo caso si parla di Ape volontario mentre l’Ape sociale è previsto per lavoratori con 63 anni di età e con contributi almeno pari a 30 oppure 36 anni.

La differenziazione, per quanto riguarda il vincolo degli anni contributivi, riguarda la categoria lavorativa di appartenenza tra cui rientrano anche invalidi, caregivers e addetti ai lavori gravosi.

La totalizzazione

Lo scenario pensionistico italiano è quanto mai complesso e articolato in ragione delle tante modifiche apportate nel corso degli anni per cercare di equilibrare un sistema diventato ormai insostenibile per le casse dello Stato.

Tra le varie opzioni e gli strumenti che vengono messi a disposizione dei cittadini che vogliono accedere al meglio al sistema previdenziale c’è la totalizzazione.

Si tratta della possibilità di poter sommare tutti i contributi accreditati e relativi a diverse gestioni pensionistiche in maniera tale da perfezionare i requisiti e accedere alla tipologia di pensione più adatta.

In caso di totalizzazione si può richiedere la pensione di vecchiaia con 66 anni di età compiuti e almeno 20 anni di contributi complessivi tra tutte le varie gestioni.

Da sottolineare che la pensione di vecchiaia derivante da totalizzazione decorre dopo 18 mesi dal raggiungimento dei requisiti indicati dalla legge.

C’è anche la possibilità di andare in pensione con il cumulo, ossia si cumulano i contributi presenti in casse differenti per poter accedere alla pensione di vecchiaia oppure a quella anticipata.

La principale differenza rispetto alla totalizzazione è che non viene effettuato il ricalcolo contributivo della prestazione. In aggiunta, per la platea di lavoratrici c’è la cosiddetta opzione donna.

È possibile andare in pensione con questa opportunità per le lavoratrici dipendenti che al 31 dicembre 2019 hanno raggiunto 35 anni di contributi e sono nate entro il 31 dicembre 1961 con l’aggiunta della finestra di 12 mesi.

Lo stesso vincolo vale per le lavoratrici autonome con la sola eccezione dell’età anagrafica a cui si fa riferimento e in particolare devono essere nate entro il 31 dicembre 1960 con l’aggiunta di una finestra pari a 18 mesi.

Da questa lunga trattazione emerge che il calcolo della pensione non è materia semplice per cui chi vuole ottenere dati precisi è meglio che si rivolga a un commercialista professionale e attento.

Calcolo della pensione: a chi rivolgersi

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