04/07 2019

Condividi


Categoria

L’Australian Tax Office come genitore

Articolo scritto da ed è stato letto 335 Volte

Molti genitori, in particolare al giorno d’oggi, decidono di iscriversi ad un social network con il fine di controllare i loro figli attuando un po’ di stalking “fai da te”.

Ma cosa succede quando a fare tutto ciò è l’Agenzia delle Entrate? Ne sanno qualcosa i contribuenti australiani che da qualche anno vivono l’incubo di essere sorvegliati dall’Australian Tax Office.

Un funzionario del fisco australiano è stato intervistato ed ha dichiarato che, in caso di controlli fiscali in capo ai contribuenti, le autorità attingono a fonti pubbliche di informazioni, tra le quali appunto i post pubblicati sui social network.

Il funzionario aggiunge che le operazioni investigative partono dai soggetti che hanno l’obbligo di fornire informazioni e dati all’erario, come le scuole pubbliche e private, istituti finanziari, banche, datori di lavoro, compagnie di assicurazioni sanitarie, motorizzazione, Borsa ed altre agenzie governative. I social network, vengono poi impiegati come fonti informative solo laddove si ha la presunzione che le persone non si comportino in maniera corretta e non dimostrino un atteggiamento di completa apertura e dialogo nei confronti delle autorità.

Queste operazioni hanno generato, per il fisco australiano, quasi 10 miliardi di dollari australiani di maggior recupero, pari a circa 7 miliardi di euro.

Le foto di soggiorni in alberghi di lusso, posti in Business Class e acquisto di oggetti preziosi possono ritorcersi contro il contribuente che dichiara un reddito più basso di quello che effettivamente percepisce. Come il caso australiano di una famiglia della media società. La coppia, che guadagna all’anno circa 140.000 dollari, con tre figli, tutti iscritti in scuole private, sostiene un costo stimato di circa 75.000 dollari. Il confronto tra i dati raccolti, è parso incongruente all’Australian Tax Office. Al suono del campanello d’allarme gli 007 australiani hanno fatto dei controlli incrociati ed i post pubblicati sui social network hanno asseverato quanto presunto dal Fisco che ha deciso quindi di proseguire nell’attività d’indagine del caso.

Al termine della sua intervista, tuttavia, il funzionario ha voluto anche precisare che l’Australian Tax Office non utilizza i social esclusivamente per le attività di controllo. L’Agenzia delle Entrate australiana è, infatti, presente sui maggiori social network, come Facebook, Twitter, YouTube e LinkedIn ed utilizza queste piattaforme per fornire informazioni, pubblicizzare le novità di carattere fiscale e  proporre servizi innovativi per assolvere agli obblighi fiscali e contributivi.

Inoltre migliaia di individui ed aziende possono interagire con la stessa tramite i social network, che si dimostrano uno dei sistemi più innovativi anche nei rapporti contribuente-Fisco.