27/10 2020

LA SOLITUDINE DEL NUMERO 1: IMPARARE A DELEGARE SENZA PERDERE IL CONTROLLO DELLA TUA AZIENDA…MENTRE TI GUARDI ALLO SPECCHIO

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“La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno”
(Jim Morrison)

Credo fosse fine giugno.

Faceva piuttosto caldo e l’aria condizionata del treno verso Roma era un dolce sollievo in attesa del tragitto verso il tribunale.

Dovevo difendere un mio cliente alle prese con problemi tributari.

Ero pronta.

Mi serviva soltanto un piccolo stacco per prepararmi a dare il massimo.

Apro la borsa e riprendo a leggere “La Solitudine dei Numeri Primi”.

Il libro narra le storie parallele di Alice e Mattia che pur “sfiorandosi” nel percorrere le loro vite – non potevano “toccarsi” – come i numeri primi, restando chiusi nella loro solitudine perché incapaci di comunicare.

Più che di “numeri primi”, il mio lavoro di commercialista mi ha permesso di incontrare centinaia di “Numeri 1”.

Anch’essi soli.

Spesso incapaci di comunicare il loro mondo interiore alle persone che amano… come se fossero estranei a casa loro.

Parlo degli imprenditori. Dei leader. Dei trascinatori che abbracciano un’idea per cambiare le cose.

Mi torna subito in mente Alessandro. Un mio affezionato cliente.

… Un Numero 1 …

Ale gestisce una società di noleggio di macchinari per la gastronomia per eventi.

Hai presente i carretti per lo zucchero filato, i popcorn, le crêpes con la Nutella che vedi alle fiere, alle sagre e alle feste di paese?

Sono sicura di aver reso l’idea! 🙂

Alessandro è stato molto coraggioso perché, pur essendo piuttosto giovane, all’età di 29 anni ha deciso di lasciare il suo posto fisso di magazziniere per gettarsi anima e corpo in questa avventura imprenditoriale.

Ma le cose più preziose della vita, spesso, accadono contemporaneamente.

Ed ecco che proprio durante la fase di start-up della sua piccola grande azienda, scopre che la fidanzata è in dolce attesa di uno splendido maschietto.

Ricordo che durante i nostri appuntamenti era al settimo cielo.

Il lavoro in proprio che aveva sempre sognato, un figlio in arrivo, il matrimonio in vista…

…La sua euforia era contagiosa.

Che piacere vederlo sorridere!

Eppure, la vita dell’imprenditore non è soltanto gioia in prospettiva.

Arriva il momento in cui devi passare all’azione.

Quando sei bravo, succede tutto rapidamente.

L’azienda cresce, il lavoro aumenta, i clienti pretendono.

Alessandro si è trovato in pochi mesi a dover assumere 2 stagisti. Una segretaria e un magazziniere addetto anche alle consegne.

Il problema è che i suoi dipendenti, per ovvi motivi, non potevano essere motivati quanto lui.

Non erano in grado di reggere i suoi ritmi.

Pensaci bene. Perché uno stagista dovrebbe avere le stesse motivazioni di un neo imprenditore che sta lanciando la sua azienda?

E poi passavano i mesi…

…E Alessandro era sempre meno sorridente.

La segretaria commetteva (raramente) qualche piccolo errore di distrazione… che per chi “vende” servizi diventa un errore fatale.

Prova a immaginare il responsabile della pro loco di un paese che ti chiama infuriato perché: “la festa sta iniziando… dove diavolo è il carretto degli Hot Dog!!!”

Per non parlare del trasportatore che, avendo il vizio di arrivare in ritardo, pur facendo un ottimo lavoro, vanificava l’immagine professionale che Alessandro voleva associare alla sua attività.

Con questo non voglio dire che gli stagisti fossero degli incapaci. Anzi… per quello che guadagnavano – essendo alla prima esperienza – lavoravano fin troppo bene.

Ma non potevano mai essere all’altezza di chi ci mette l’anima.

Più il lavoro aumentava, più il sorriso di Alessandro si spegneva.

E’ paradossale, non trovi?

Più si avvicinava al suo sogno di lavorare in proprio… più diventava infelice.

Era sempre più solo.

Anche se il suo fatturato cresceva, non guadagnava abbastanza da potersi permettere di assumere i 2 collaboratori a tempo pieno.

Gli stagisti non erano motivati a dare il 100% e lui non riusciva a trasmettergli la sua visione per cui, applicandosi un po’ meglio, sarebbero cresciuti tutti più in fretta, con conseguente assunzione anche per loro.

… L’incapacità di comunicare porta alla solitudine …

Alessandro si sentiva come uno straniero che parla e gesticola con persone che lo fissano senza capire.

E l’impotenza di spiegare le proprie ragioni ha compromesso la sua fiducia in loro.

Ed eccolo stare con il fiato sul collo della segretaria che, sotto pressione, sbagliava ancora di più.

Per non parlare del magazziniere-trasportatore il quale, stanco del suo atteggiamento aggressivo, ha dato le dimissioni – per dispetto – alla vigilia di una consegna importante.

Alessandro si è ritrovato così a lavorare 14/16 ore al giorno.

I clienti erano sempre più esigenti. I fornitori andavano gestiti per non fargli prendere il sopravvento.

La segretaria, resa insicura dalla sua mania del controllo, non sbagliava più, essendo anche piuttosto in gamba, tuttavia…

…Per non rischiare di essere rimproverata, chiamava Alessandro 100 volte al giorno, interrompendolo così spesso che alla fine facevano in due lo stesso lavoro di una sola persona.

E poi, le prime tasse, i primi ritardi nei pagamenti da parte dei Comuni, i primi flussi di cassa negativi… Alessandro stava per implodere.

Mai come in questo momento, aveva bisogno di una voce amica.

A fine giornata, distrutto, si confidava con la compagna che amorevolmente lo stava a sentire…

…Finché una sera, riscaldando l’ennesimo piatto di pasta scotta, non gli ha detto fissandolo con gli occhi lucidi: “ti rendi conto che non ci sei mai?”

Alessandro è rimasto pietrificato nel momento del bisogno.

La compagna incalzava: “…e che quando ci sei, mi parli solo di lavoro? E nemmeno sei felice! Non fai altro che lamentarti…”.

E poi affondò il colpo di grazia.

“Nostro figlio ha bisogno di un padre sorridente… come quando ti ho conosciuto, non di una persona rancorosa che ce l’ha con il mondo intero!”

Attenzione! La compagna di Alessandro non era insensibile come potresti pensare. E nemmeno egoista. Anzi, quando l’ho incontrata ho capito subito quanto fosse dolce e innamorata del suo uomo.

Il fatto è che era solo… spaventata.

E come darle torto?

Non deve essere piacevole vedere la persona che ami trasformarsi sotto i tuoi occhi da ragazzo sorridente e di belle speranze a uomo incattivito e sempre scontento. 

Ad ogni modo, Alessandro era SOLO.

Solo come molti imprenditori che nel momento del bisogno non riescono a condividere le proprie emozioni nemmeno con le persone che amano.

Prova per un attimo a metterti nei suoi panni.

Io ci riesco benissimo perché – durante la mia carriera di commercialista imprenditrice – mi sono trovata in una situazione molto simile alla sua.

Ma questa è un’altra storia.

Ora…

Perché ti ho parlato di Alessandro?

Intanto, ti faccio un piccolo spoiler. Si tratta di una storia a lieto fine.

Ti ho mostrato il caso reale di un mio giovane cliente per dirti che capisco perfettamente la Solitudine dei Numeri 1. La Solitudine degli imprenditori.

In termini di visione aziendale…

… L’imprenditore vede cose che gli altri non comprendono …

Al 99% dei dipendenti interessa solo riscuotere la paga alla fine del mese e avere meno seccature possibili. Punto.

Si tratta semplicemente di interessi che non coincidono. Manca una comunione di intenti tra l’imprenditore e i suoi collaboratori.

E questo si riflette nelle prestazioni aziendali.

Sai…

…Ciascun imprenditore ha creato la sua azienda dal nulla spinto dalla voglia di fare la differenza.

Anzi, ti dirò di più…

In tutte le piccole e medie imprese che ho conosciuto in questi anni, gli imprenditori – prima o dopo – hanno sempre finanziato la propria attività con i loro soldi personali… Magari sapendo che avrebbero visto i primi veri guadagni dopo un paio di anni, se tutto andava bene.

E come pensi che si senta l’imprenditore quando si trova a giustificare le sue scelte alla sera, guardando negli occhi moglie e figli, dicendo loro che ci sarà da tirare la cinghia perché ha fatto un investimento in azienda?

Per non parlare di quando i risultati tardano ad arrivare.

“Come mai sei tutto il tempo in azienda e poi non abbiamo neanche i soldi per andare in vacanza?”

Certe frasi, anche se comprensibili, ti tagliano le gambe.

Già…

L’imprenditore fa cose che gli altri non riescono a capire.

E questo alimenta in lui questo profondo senso di solitudine.

… La Solitudine del Numero 1 …

Facci caso: il “capo” si assume le sue responsabilità e si prende le critiche quando le cose vanno male…

…Ma difficilmente qualcuno lo ringrazia per aver tenuto in piedi l’azienda superando un grave momento di crisi.

E’ proprio in questi frangenti che l’imprenditore si rende conto di portare sulle sue spalle un peso insostenibile… che non può condividere con nessuno.

Fortunatamente, la piccolissima impresa di Alessandro oggi gode di ottima salute.

Può permettersi 4 dipendenti ed è in continua espansione.

Questo caso studio è il tipico esempio di come l’imprenditore sia prima di tutto un essere umano, e come tale, viva ogni giorno emozioni forti sulla sua pelle.

E queste emozioni influenzano la sua attività imprenditoriale più di quanto si possa pensare.

Ora…

Come ha fatto Alessandro a riprendere il comando della sua azienda e… della sua vita?

… Si è messo davanti allo specchio …

Prima ha fissato il suo riflesso.

Poi è andato oltre, sempre più giù… nel profondo.

A guardarsi dentro.

Grazie al percorso di coaching che abbiamo fatto insieme, ho avuto il piacere di guidarlo nel dare un nome alle sue emozioni…

…E sentirsi meno solo.

Come fu per me a suo tempo, quando ho intrapreso il mio percorso per diventare coach.

Non è facile guardarsi dentro e ammettere i propri errori per imparare a disinnescare le proprie convinzioni limitanti.

Alessandro ha dovuto rispondere onestamente a domande come:

  • Sei consapevole di essere un imprenditore? E’ veramente quello che desideri per te stesso?
  • Hai scritto nero su bianco i valori della tua azienda? Li hai condivisi con i tuoi collaboratori?
  • Ti concedi mai un’attività di formazione che ti permetta di analizzare il tuo percorso di vita al di fuori della tua formazione tecnica e specialistica?
  • Ti ricordi di pensare al tuo fisico, oltre che alla tua mente?
  • Investi mai in figure professionali esterne all’azienda con cui condividere i tuoi traumi, i tuoi dubbi e le tue indecisioni?
  • Ti concedi mai ore di riposo e meditazione per analizzare la strada che stai percorrendo?
  • Ti ritagli almeno un’ora al giorno per stare completamente da solo?

Sembrano domande scontate, ma credimi, quando sei sotto un notevole carico di stress, può essere molto doloroso darti quelle risposte che non vorresti sentire.

Il fatto è che…

L’imprenditore è alla base di tutto. E’ il nucleo dell’azienda.

L’azienda ha origine da lui, dai suoi valori e da come gli altri lo percepiscono.

Tuttavia…

L’anello di congiunzione tra l’imprenditore e il raggiungimento dei tuoi obiettivi… sono i suoi collaboratori!

I dipendenti sono l’estensione della sua mente e delle sue braccia. Il rapporto con loro è fondamentale… ma deve partire da lui.

E solo dopo aver “conosciuto se stesso” chiamando per nome le sue emozioni, può finalmente iniziare a organizzare la tua azienda…

… Imparando a delegare …

… Con fiducia …

Come ha già fatto Alessandro, prova anche tu a rispondere a queste domande:

  • Hai mai elaborato un libro delle procedure interne da far seguire a tutto il personale?
  • Tu (che sei l’esempio) lo segui in maniera puntuale?
  • L’elenco è stato comunicato in modo chiaro e tutti lo hanno capito?
  • Vengono mai erogati premi di produzione? Come? In base alla meritocrazia?
  • I tuoi collaboratori sono informati sugli obiettivi che l’azienda vuole raggiungere e sui valori dell’azienda?
  • Ci sono mai momenti di condivisione fra la proprietà e i collaboratori?
  • Quante riunioni fai al mese?

Il processo di organizzazione delle procedure aziendali è molto complesso, eppure… si parte da qui.

Se ti fa piacere approfondire insieme a me tutte le dinamiche della gestione aziendale, colgo l’occasione per dirti che il mio nuovo libro “Il Tagliando d’Impresa” è in uscita nelle prossime settimane.

Qui scoprirai come sono diventata una commercialista-imprenditrice con uno studio a Macerata e uno a Roma per un totale di 25 dipendenti…

… E come potresti farlo anche tu grazie al marketing a risposta diretta.

Nel frattempo, ti invito anche a leggere e commentare il mio diario giornaliero con tutte le ultime notizie del panorama fiscale italiano.

Bciao!
Fabiola.