23/11 2020

LA RESILIENZA AI TEMPI DELLA PANDEMIA. COME RESISTERE E CONTINUARE A FARE IMPRESA ANCHE SE TI HANNO ABBANDONATO A TE STESSO

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La pandemia del Coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche

(Mario Draghi)

Ti faccio una domanda a bruciapelo:

“Ricordi dov’eri e cosa stavi facendo durante il crollo delle Torri Gemelle?”

Se hai visto l’evento in diretta come la maggior parte di noi, probabilmente sai darmi una risposta ricca di dettagli.

Sai perché?

Quando viviamo un’emozione intensa, il nostro cervello tende a immagazzinare un grande numero di particolari che avrebbe rimosso in situazioni consuete.

Eppure, se ti chiedo:

“Ricordi dov’eri e cosa stavi facendo quando hai sentito parlare per la prima volta di Covid-19?”…

…Probabilmente fai fatica a ricostruire esattamente tutto il contorno.

Forse, non ricordi proprio nulla, e la scena si perde nella routine di tante giornate molto simili tra loro.

L’arrivo del Coronavirus non è stato annunciato da fragorose esplosioni.

Il Covid si è insinuato strisciando nelle nostre vite in un crescendo di tensione…

…Finché, quando ci siamo resi conto di cosa stava accadendo, eravamo già in lockdown.

La vita come la conoscevamo, non esisteva più.

… Netflix Lovers? …

Giorgio siede sprofondato nel divano con i piedi sul pouf contenitore.

Ha gli occhi rossi.

No, non ha pianto.

Viene da 6 ore consecutive di maratona “Breaking Bad”.

Ha recuperato la serie… per distrarsi.

Netflix è il tappo che argina i cattivi pensieri…

… E tre birrette a supporto non guastano di certo.

Anche perché, di mangiare, proprio non ne ha voglia.

Una bottiglia che cade dal pouf lo risveglia dal torpore.

“Mi vado a lavare”, pensa guardando il pigiama stagionato di una settimana.

Sua moglie è di là con sua figlia a seguire una festa per bambini online.

Ultimamente non parlano più volentieri, come se avessero finito gli argomenti.

Non hanno litigato, eh.

Solo che… essere agli “arresti domiciliari” con tua moglie colta da “iperattività da lockdown” e tua figlia di 6 anni spaesata davanti al computer, non è il massimo.

Giorgio, devi reagire…”, gli ricorda una vocina.

Già… Reagire.

Come se fosse facile trovare le energie quando la notte non riesci a dormire.

Il sonno è un continuo rimescolarsi di pensieri che non portano a nulla. Se non a qualche incubo sporadico.

Più di 4 ore, non c’è verso di restare nel letto.

E allora, tanto vale alzarsi.

In fondo, sempre a casa devi stare. Non hai il controllo di niente.

I pensieri si fondono l’uno dentro l’altro in un ciclo continuo.

“E se il Governo non mi fa riaprire, come riesco pagare i debiti?”

“E se anche dovessi riaprire, come posso sopravvivere incassando meno del 30% del normale?”

“Lo Stato mi ha abbandonato,” pensa Giorgio aprendo la quarta birretta.

Le misure del Governo, secondo cui nessuno debba essere licenziato fino alla fine dell’anno, proteggono soltanto i lavoratori dipendenti.

Che ne sarà delle Partite Iva?

Perché nessuno difende le altre categorie di lavoratori autonomi?

Egoisticamente, il contagio da Coronavirus è l’ultimo dei pensieri di Giorgio.

Fosse per lui, butterebbe la mascherina.

“Cosa può succedermi per una febbre un po’ più forte del normale?”, rimugina passando dal torpore alla collera… da zero a 100.

“Ma che sto dicendo…”, si rimprovera subito dopo in un momento di lucidità ripensando alle vittime.

La verità è che si trova con le spalle al muro.

Per la prima volta in vita sua.

Giorgio è terrorizzato di finire sommerso dai debiti e, d’altro canto, si sente abbandonato in un Paese che concede poco e nulla agli imprenditori, che si ritrovano…

… SOLI.

Giorgio non è ricco, tuttavia, si definisce con orgoglio… benestante.

Ha tutto ciò che desidera e non fa mancare nulla alla sua famiglia.

In pratica, gestisce un piccolo ristorante-pizzeria all’interno di un centro sportivo.

Per l’esattezza… gestiva. Perché lo scorso anno ha preso un prestito per acquistare l’attività.

Si tratta del lavoro dei suoi sogni perché gli permette di stare in mezzo alla gente in un “ambiente calcistico”.

I clienti del centro sportivo prenotano i campi di calcetto e, dopo aver giocato, si fermano a cena nel suo ristorantino… per vedere la partita della squadra del cuore sul maxi schermo.

Si gioca e si parla di calcio tutta la sera. Un sogno.

Così che, anche Giorgio ha iscritto la sua squadra al torneo di calcetto.

Sport, amicizie, sfide, sfottò e risate accompagnano le sue serate, tanto che non gli pesa nemmeno lavorare di notte e rientrare a casa tardi.

Eppure, tutto questo sembra finito.

Quando riapriranno i ristoranti?

Quando riapriranno le attività sportive amatoriali?

“Come sono arrivato qui?”, rimugina Giorgio.

Due mesi fa lavorava, guadagnava e faceva sport…

…Ora è obbligato a stare in casa con il peso del futuro sulle spalle.

“Potrei chiudere…”. Ogni tanto il pensiero torna a galla come un’esalazione tossica.

Anche se la pandemia non dipende da lui, Giorgio prova vergogna al sol pensiero di abbandonare l’attività.

Chi sono io senza il mio sogno?”

Per non parlare dell’imbarazzo di guardare i suoi dipendenti negli occhi e dire: “ragazzi, non ce l’abbiamo fatta”.

D’un tratto la stanza diventa grigia.

Giorgio si sorprende a vedere in bianco e nero.

Il tappo dei cattivi pensieri inizia a salire dallo stomaco per fermarsi in gola.

Si sente soffocare.

Avverte il suo cuore nel petto come un corpo estraneo.

Il mondo perde i contorni. Svanisce il senso delle cose.

Poi stop.

Si riaccendono i colori.

E’ stato solo un attimo. E Giorgio non lo dimenticherà mai.

“Forse è così la depressione?”, si chiede.

“Beh, se la depressione è così dolorosa, non la voglio provare mai più”.

Giorgio si alza, butta il pigiama nel cesto dei panni sporchi e si fa una doccia “risolutiva”.

Uscito dal bagno si veste, bacia la figlia e va dalla moglie.

Marta, ho bisogno d’aiuto.

Poi, d’improvviso, le cose iniziano a migliorare.

… Azione e Reazione …

“Una tragedia di proporzioni bibliche”.

Se avesse pronunciato questa frase un reporter che annuncia una notizia sensazionalistica per fare audience, nessuno se ne sarebbe accorto.

Peccato che si tratti dell’apertura dell’intervista di Mario Draghi al Financial Times. Un uomo che difficilmente si scompone.

E con lo stesso tono da post apocalisse si presenta Giorgio nel mio ufficio per raccontarmi la sua storia carica di emozioni.

Giorgio è venuto da me in cerca di aiuto.

Quell’aiuto che lo Stato gli ha negato nascondendosi dietro a DPCM e burocrazia.

Non parlo di aiuto economico. Sappiamo tutti che il nostro paese non è nella condizione di dispensare ricchezze.

Parlo semplicemente del sostegno di chi ti sorregge quando inciampi.

Chiedere aiuto non è una debolezza. E’ il primo passo che ti porta a reagire.

E quando reagisci, riesci davvero a cambiare le cose.

Giorgio ha avuto il coraggio di chiedermi aiuto.

All’inizio, era un fiume in piena.

Sembrava un bambino arrabbiato.

“Le leggi non sono chiare, il Governo non ci spiega le normative”…

L’ho ascoltato con attenzione. Perché lo capisco.

So bene cosa significa vedere spazzare via i tuoi sogni.

Chiudere un’attività è un po’ come perdere se stessi.

Perché la tua azienda, piccola o grande che sia, non è altro che il prolungamento dei tuoi sogni nel mondo reale.

Giorgio si è sentito compreso. Finalmente. 

Perché saper ascoltare è la parte più importante del nostro lavoro di consulenti.

Tornati a comunicare come due persone adulte, abbiamo analizzato la situazione e siamo partiti subito all’attacco.

Per prima cosa ho aiutato Giorgio a ottenere tutte le agevolazioni economiche previste dalla legge nel minor tempo possibile in base al suo codice ATECO.

Sono intervenuta su riduzione, sospensione, dilazione e rinvio di:

  • Affitto
  • Utenze
  • Mutuo
  • Tasse
  • Lavoratori dipendenti

Sempre in base alla sua situazione specifica, ho ottenuto prestiti agevolati, finanziamenti a fondo perduto e decreti ristoro sempre per ciò di cui aveva diritto.

Ti risparmio la strategia messa in atto perché non è il tema dell’articolo. E soprattutto, rischierei di annoiarti.

Se vuoi saperne di più, leggi pure il mio diario giornaliero.

Qui troverai notizie sempre nuove sulle agevolazioni agli imprenditori aggiornate all’ultimo DPCM.

Torniamo a noi.

Anche se stavo lavorando per abbattere i costi, Giorgio era ancora preoccupato.

“Perdonami Fabiola, come faccio ad andare avanti se posso ospitare meno della metà dei coperti?”

Lo lascio finire.

“Anche se mi stai aiutando con i costi, i miei incassi arriveranno sì e no al 30%”.

“Non è solo una questione di legge… la gente ha paura, non viene a giocare a calcetto e men che meno a cenare da me!”

A questo punto, prendo la parola.

“Ascolta…”, gli dico guardandolo dritto negli occhi: “lo Stato non ti aiuterà”.

Lui si arresta ed io rincaro la dose: “in realtà… nessuno ti aiuterà, ma tu devi resistere”.

“Per reagire e cambiare le cose, devi creare una nuova normalità”, proseguo con fare rassicurante. “E per riuscirci, non ti resta che intervenire su quello che puoi cambiare”.

Gli ho proposto di implementare una nuova strategia su 3 fronti:

  1. Avere la sala del ristorante sempre piena
  2. Organizzarsi per l’asporto
  3. Implementare il delivery

Punto 1

Se puoi ospitare solo il 30% dei coperti, ti devi assicurare che il tuo locale sia sempre pieno. Non ci sono scuse.

Non solo, dovresti puntare anche ad andare in over booking facendo 2 turni, almeno nel weekend.

Punto 2

Dovresti organizzarti per l’asporto. Tipo Mc Drive.

Certo, non basta solo cucinare e consegnare i piatti a chi passa a prenderli.

Bisogna pensare a nuove ricette semplici che la gente desidera consumare d’asporto.

Ad esempio, un piatto molto elaborato che potrebbe “sporcare” o freddarsi, pur essendo delizioso se mangiato al ristorante, non sarebbe così appetibile “a portar via”.

Inoltre, bisognerebbe pensare a un packaging accattivante, comodo e funzionale. L’Happy Meal insegna.

Punto 3

Bisogna implementare il delivery.

Nel 2020 è inaccettabile che un ristorante non abbia un servizio di consegna a domicilio.

E non serviva il Coronavirus per suggerirci di guadagnare anche con le consegne… come fanno nel resto del mondo.

Basta organizzarsi con Just Eat o simili, e il gioco è fatto.

Non solo… per ricollocare il personale in esubero, si potrebbe pensare anche a un’attività di chef a domicilio per cui bastano un cuoco e un cameriere.

Giorgio mi guarda tra ammirazione e scetticismo. “Complimenti Fabiola, hai avuto delle ottime idee… ma come faccio a comunicarle ai miei clienti?”

Ha ragione. Questo è il punto cardine.

Le persone non comprano da te solo perché hai delle belle iniziative.

Ed è qui che entra in scena il marketing.

E non “uno qualsiasi”. Parlo del marketing a risposta diretta.

… Andrà tutto bene? …

Vuoi sapere com’è andata a finire?

Non lo so.

Giorgio sta scrivendo la sua Storia proprio mentre scrivo l’articolo che stai leggendo.

Questo non è un caso studio perché i fatti stanno ancora avvenendo.

Il Covid-19 non è finito. E non sappiamo quanto ancora dovremo conviverci.

Ad ogni modo, per me un lieto fine già c’è.

Giorgio ha reagito. Ed è questo ciò che conta.

Aveva bisogno soltanto di qualcuno che lo ascoltasse mettendolo al centro.

Insieme, siamo risaliti alle sue motivazioni trovando una strada da seguire.

Non necessariamente una soluzione… ma una strada… quella sì!

La solitudine gioca brutti scherzi. Per questo ci vuole l’umiltà di lasciarsi aiutare.

In fondo… la difficoltà sta nel contatto. Soprattutto in tempi come questi.

Grazie ai finanziamenti ottenuti, Giorgio sta investendo in una strategia di marketing a risposta diretta che gli permette di spendere in pubblicità conoscendo esattamente il suo ritorno sull’investimento.

In particolare sta pubblicizzando le sue attività di sala, asporto e delivery tramite volantinaggio evoluto (di cui parlo in questo articolo) e campagne a livello locale su Facebook e Google.

Nei prossimi mesi ti aggiornerò su chi sarà il vincitore tra… Giorgio e Coronavirus.

Nel frattempo, se ti fa piacere rimanere in contatto con me, puoi continuare a leggere il blog e il mio diario giornaliero.

Come ti anticipavo, qui troverai tutte le notizie “fresche di giornata” del panorama fiscale italiano.

Ops!

Dimenticavo…

Tra 4 giorni uscirà il mio nuovo libro “Tagliando D’Impresa” con tutto quello che devi sapere sulle più efficaci strategie di organizzazione aziendale per piccole e medie imprese.

Se ti fa piacere, puoi averlo subito semplicemente cliccando qui.

Nel libro parlerò, tra l’altro, di come:

  • migliorare il modo in cui parliamo a noi stessi e agli altri e come questo influenza il nostro business. Attenzione: non è un libro di motivazione!
  • ogni business si basa sulle persone. Ecco come capire se i valori della tua azienda e quelli dei tuoi dipendenti e collaboratori sono allineati oppure no e cosa significa questo .
  • fare impresa è una questione di testa e di lucidità. Dedichi del tempo per aumentare la tua capacità di restare lucido, per rispondere prontamente agli imprevisti che chi fa impresa affronta ogni giorno?
  • e molto, molto altro ancora…

Mi ha fatto un immenso piacere che tu abbia letto fin qui. Ci “vediamo” nei miei canali social per un piacevole scambio di idee.

Bciao.
Fabiola