05/07 2019

Condividi


Categoria

Dalla tassa sul respiro a quella per la scelta del nome di un figlio: prima di lamentarti del fisco, leggi qui!

Articolo scritto da ed è stato letto 308 Volte

Ammettiamolo: di alcune tasse faremmo volentieri a meno. Ma se ci lamentiamo di quelle cha abbiamo già oggi, cosa diremmo se, un giorno, ci venisse imposta una tassa sull’uso dei social, sul respiro o per la scelta del nome di un figlio? Bene, sappiate che da qualche parte del mondo queste tasse esistono già…

LA TASSA SUI SOCIAL Il 1° Giugno 2018 l’Uganda ha introdotto una tassa sui social media. Per usare siti e app come Instagram, Facebook, WhatsApp e LinkedIn i cittadini devono pagare 200 scellini (circa cinque centesimi) al giorno. Perché questa decisione? Yoweri Museveni, il capo di Stato ugandese, ha dichiarato che la tassa era necessaria per contrastare la diffusione del gossip e del pettegolezzo sui social media. Ma ai cittadini ugandesi tutto ciò sembra un’enorme violazione della libertà di espressione.

LA TASSA SUL RESPIRO Se vi trovaste a passare dall’aeroporto internazionale di Maiquetia a Caracas, in Venezuela, preparate 127 bolivar (circa venti euro): è la tassa sul respiro a cui sono assoggettati i passeggeri, per compensare il costo del sistema di filtraggio dell’aria installato nel 2014 in aeroporto.

LA TASSA SUI FURTI E LE TANGENTI Negli Stati Uniti, in caso di furto, il ladro dovrà pagare l’imposta appropriata sul valore dell’oggetto rubato. L’esonero è previsto solo se restituisce il maltolto entro l’anno solare in cui l’ha rubato. La buona notizia per i disonesti è che l’IRS (International Revenue Service, l’agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi all’interno del sistema tributario degli Stati Uniti d’America) elenca questa imposta come tributo di un “altro reddito”, senza sottolineare l’atto illegale. E se uno non paga? In questo caso verrà addirittura accusato di evasione fiscale, che negli USA è punita col carcere. Se un cittadino statunitense, invece, ricava un reddito illegale, come una tangente, la legge federale pretende che ci paghi le tasse. L’IRS degli USA pretende infatti che chiunque riceva una tangente, la denunci come parte del proprio reddito e paghi la tassa applicabile. Inoltre è richiesta anche la registrazione su proventi derivati da attività illegali come lo spaccio di stupefacenti.

LA TASSA SULLA STREGONERIA In Romania, dove la superstizione è ancora molto presente, la stregoneria è un fiorente business. Infatti nel 2011, quando lo stato si è trovato ad affrontare la crisi, il ministero delle finanze ha pensato di imporre tasse a tutti quei mestieri che un tempo non venivano ufficialmente riconosciuti. Perciò streghe, astrologhi e maghi hanno il dovere di pagare una tassa pari al 16% del loro reddito.

LA TASSA SUL NOME DEI BAMBINI In Svezia i nomi dei bambini hanno bisogno dell’approvazione dell’ente fiscale. Gli svedesi sono tenuti a vedere se il nome del loro figlio sia stato approvato dall’agenzia delle imposte prima che il bambino compia 5 anni. Se i genitori non rispettano tale legge, posso essere multati fino a 5000 corone (circa 500 euro). La legge risale al 1982, per impedire ai cittadini di usare nomi reali, anche se il pretesto è che, approvando il nome, l’agenzia fiscale può proteggere un bambino da un nome offensivo o confuso. Esempi di nomi rifiutati dall’agenzia fiscale sono “Ikea”, “Allah” e “Brfxxccxxmnpcccclllmmnprxvclmnckssqlbb11116” (il nome che una coppia voleva attribuire al loro figlio come forma di protesta). Tuttavia i nomi “Google” e “Lego” sono stati di recente approvati.

LA TASSA SULLE FLATULENZE DELLE MUCCHE La maggior parte delle persone pensa che la causa dei gas serra siano le autostrade congestionate o le fabbriche, ma l’Unione Europea ha trovato anche un altro colpevole: i gas di scarico delle mucche. Studi recenti hanno infatti dimostrato che il metano rilasciato dalle mucche che digeriscono lentamente il foraggio, può incidere tra il 10% e il 18% sulla quantità di gas serra europei. Con lo scopo di frenare questo problema, diversi Paesi dell’UE hanno adottato imposte sui bovini. (In testa alla classifica troviamo la Danimarca, con ben cento euro di tassa per ogni bovino).